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E' necessario che ogni comportamento sia del paziente che del medico non ostacoli il naturale
adattamento fisiologico all' eventuale vestibolopatia
periferica.
Il sistema deputato all'equilibrio presenta infatti alcune caratteristiche che lo
rendono particolarmente efficace nell'adattarsi spontaneamente alle sue eventuali patologie.
Qualora la natura della patologia non renda possibile una guarigione
completa, cioè la scomparsa delle lesioni anatomiche, per ottenere la scomparsa dei sintomi è
sufficiente infatti che nel sistema nervoso centrale si instaurino dei processi di adattamento.
Tali processi sono presenti anche in condizione di normalità, poichè sono indispensabili
in caso di modificazione delle normali abitudini di vita e variano a seconda delle specifiche
esperienze accumulate. Per esempio il bambino impara a stare dritto in piedi, il cosmonauta a
non soffrire quando manca la forza di gravità ed i piloti di jet o di F1 imparano a sopportare
le enormi accelerazioni cui vengono sottoposti.
L'adattamento richiede la variazione del valore attribuito alle informazioni dei diversi
sensori (del labirinto dell'orecchio interno, della retina dell'occhio, delle articolazioni e
dei muscoli) ed una diversa regolazione dei fenomeni del loro riconoscimento, interpretazione
e regolazione centrale.
La ripetizione quotidiana delle anomale condizioni ambientali comporta pertanto l'instaurarsi
di nuovi programmi di risposta automatica.
In caso di malattia, ad esempio se un labirinto viene distrutto da un processo infiammatorio,
aumenta l'importanza del labirinto dell'altro orecchio e delle informazioni fornite dagli occhi,
dalle articolazioni e dai muscoli.
Nei giorni e nelle settimane successivi all'instaurarsi della malattia questa riorganizzazione
dei programmi cerebrali consente un progressivo recupero della funzione dell'equilibrio.
Nel caso invece delle lesioni del sistema nervoso centrale i fenomeni di adattamento sono
ancor più complessi e meno conosciuti. Nel caso delle lesioni vestibolari periferiche
i processi adattativi prendono il nome di compenso vestibolare.
Nel caso invece delle lesioni del sistema nervoso centrale i fenomeni di adattamento sono ancor
più complessi e meno conosciuti.
Il compenso vestibolare può essere influenzato da numerosi fattori:
- i primi giorni dopo la lesione rappresentano, ad esempio, un vero e proprio periodo di imprinting, durante il quale la limitazione del movimento e l'assenza di stimolazioni sensoriali (motorie, uditive, visive, tattili) sono in grado di rallentare o di impedire il processo adattativo
- l'esperienza clinica evidenzia inoltre che ogni soggetto tende ad utilizzare maggiormente a scopo compensatorio quelle afferenze che risultano più stimolate dalle condizioni ambientali. Ad esempio: se il soggetto rimane sempre ad occhi aperti si affiderà poi specialmente alle informazioni oculari, risultando poi meno stabile in ambienti bui. Se invece viene sollecitato a muoversi nell'ambiente tenendo gli occhi chiusi risulteranno più importanti per lui le informazioni provenienti dai muscoli, dalle articolazioni e dal labirinto rimasto sano.
- in caso di malattie della visione, o delle articolazioni e dei muscoli (in particolare della zona cervicale) il compenso risulta meno efficace poichè sono anomale anche le relative informazioni che dovrebbero favorirlo.
- Altri importanti fattori che possono influenzare i processi di adattamento sono:
- lo stato psichico (ansia e depressione li rallentano)
- l'età (l'età avanzata li rallenta, quella giovanile li favorisce)
- il tipo di vita (negli atleti, ad esempio, le afferenze muscolari ed articolari hanno un ruolo diverso rispetto alla norma)
- l'uso di farmaci
Nel caso di una improvvisa e violenta vertigine, una volta escluse da parte del medico patologie che richiedano altre norme igienico-comportamentali, è buona norma:
- riprendere gradatamente, ma il più presto possibile, le normali abitudini di vita
- utilizzare il meno a lungo possibile farmaci sintomatici e sedativi
- non evitare di fare ciò per paura dei sintomi: contravvenire queste norme può infatti comportare un recupero non totale della funzione dell'equilibrio e, comunque, ritardarne i tempi.
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